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Fonti

Di seguito si riporta l'elenco delle fonti bibliografiche utilizzate per la stesura degli articoli sulla mitologia:

  •     Risa L., 2001, Miti dei eroi, Liguori Editore
  •     Cattabiani A., 1998, Planetario. Simboli, miti e misteri di astri, pianeti e costellazioni, Mondadori
  •     Ferrari A., 1999, Dizionario di mitologia greca e latina, UTET
  •     Kerényi K., 1962, Gli dei della Grecia, Est
  •     Graves R., 1995, I miti greci, Longanesi&C
  •     Bianchi Bandinelli Ranuccio, 2000, Storia e civiltà dei greci, Bompiani
  •     Biondetti L., 1997, Dizionario di mitologia classica. Dèi, eroi, feste, Baldini Castoldi Dalai
  •     Verra R., Bacchielli A., 1969, Dal mito alla storia, G. B. Paravia & C
  •     Agizza R., 1999, Miti e leggende dell'antica Grecia, Newton & Compton editori
  •     D'Alesio C., 1954, Dei e Miti, Edizioni Labor
  •     Potenza Scalabrella, 1995, La mitologia classica, Studium
  •     Guidorizzi G., 2009, Il mito greco - Gli dei, Mondadori
  •     Terzaghi N., 1986, Miti e leggende del mondo greco romano, D'Anna
  •     Modenini D., 2000, Mitologia e significati delle presenze, luoghi, viaggi ideali nel mondo antico, Spazio Tre
  •     Grimal P., 1999, Enciclopedia della mitologia, Garzanti Libri   
  •     Buxton R., 2006, La mitologia greca. Fonti, luoghi e iconografia, Logos
  •     Pipitone G., 2005, Miti e mitologia greca e latina. Le favole immaginose della religione pagana, Carello
  •     Franzoni C., 2002, I greci. Storia, cultura, arte, società - Atlante,  Einaudi
  •     Ovidio Publio Nasone, 2005, Metamorfosi, UTET
  •     Ovidio Publio Nasone, Metamorfosi, Garzanti Libri (collana I libri della spiga)
  •     Alighieri Dante, 1997 La Divina Commedia,  Bulgarini
  •     Virgilio Marone Publio, 1970, Eneide, Einaudi ((collana Nuova Universale Einaudi)
  •     Omero, 2003, Odissea, Marsilio (collana Letteratura universale, Il convivio)
  •     Stazio Publio P., 1998, Tebaide, BUR Biblioteca Universitaria Rizzoli (collana Classici greci e latini)

 

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Personaggi

In questa sezione potete trovare le descrizioni di alcuni personaggi della mitologia greca.

Rea (Cibele)

Crono e ReaRea, nella mitologia greca, è una titanide, figlia di Urano e di Gea, sorella e moglie di Crono e madre di Ade, Demetra, Era, Estia, Poseidone e Zeus. Rea, detta "grande madre", o madre degli dei, è assimilata dai Romani a Opi (1) , dea dell'abbondanza, ed a Cibele, un'antica divinità anatolica.
        Personificazione delle forze della natura, dea della terra e degli animali, veniva rappresentata accompagnata da sacerdoti (coribanti), da leoni e da altri animali selvaggi.
        Rea sposò suo fratello Crono che, per evitare di perdere il potere così come era capitato a suo padre Urano (spodestato da Crono stesso), prese a divorare i figli via via che Rea li partoriva. Inizialmente divorò Estia quindi Demetra, Era, Ade e Poseidone.
        Rea era furiosa. Mise al mondo Zeus, il suo terzo figlio maschio, sul Monte Liceo, in Arcadia (o secondo altre versioni a Creta, dove era fuggita precedentemente) e dopo aver tuffato Zeus nel fiume Neda lo affidò alla madre Terra. A Crono invece era stata recapitata una pietra avvolta in fasce al posto di suo figlio Zeus.
        Rea aveva molti santuari in tutta la parte occidentale della Asia minore, in particolare sul monte Ida ed a Pessinonte, dove vi era un famoso oracolo. Il suo culto si diffuse in gran parte nella Grecia continentale in cui si dava ai propri santuari il nome di metroon (Olimpia, Atene, il Pireo, ecc.),
        A Roma, questo culto fu introdotto, in 204 a.C. Consultati i libri Sibillini, i Romani fecero venire da Pessinonte, in Asia Minore, la Pietra Nera che rappresentava Cibele, la madre degli Dei.
        Per riceverla, si costruì un tempio sul palatino e si commemorò ogni anno quest'evento con la festa di megalesia, accompagnata da giochi megalesiani (4-10 aprile). La grande festa annuale di Cibele comprendeva cerimonie simboliche dove si rappresentava la storia degli amori della dea, il dolore, la mutilazione, la morte ed il resurrezione di Atys; processioni di sacerdoti (coribanti), che camminavano con la statua in legno della dea; corse, danze, ecc., tutto ciò evocando l'agonia della morte della vegetazione e, quindi, il suo grande risveglio.
        Gli strumenti del culto erano il coltello incoronato, il corno, il flauto di Frigia, i cembali, le castagnette, il timpano.
        Le rappresentazioni dell'immagine di Cibele sono numerose, soprattutto nell' Asia minore. All'origine, un semplice meteorite simbolizzava la dea: tale era la pietra nera di Pessinonte. Poco a poco, sotto l'influenza dello antropomorfismo greco, si rappresentò Cibele sotto le caratteristiche di una donna seduta che tiene un leone sulle proprie ginocchia, o affiancata da due leoni.

Il culto di Rea era assai diffuso: avanzi di un suo tempio furono rilevati presso Cnosso; in Arcadia sul monte Taumasio era sacra a Rea una grotta accessibile soltanto alle sue sacerdotesse; a Cos e a Mileto era offerto a Rea un sacrificio particolare, un tempio era dedicato a Crono e a Rea in Atene, e in onore delle due divinità si celebrava la festa delle Cronie nell'Attica il giorno 12 del mese Ecatombeone (luglio). In epoca romana, il culto di Rea si fuse con quello della Grande Madre Cibele.

 

    _________________

        (1) Opi, Dea sposa di Saturno, aveva il compito di proteggere la fertilità, la natura, il grano mietuto e posto nei granai. Venerata come madre degli dei, tutelava le montagne e le fortezze. Essendo raffigurata con una corona che aveva la forma delle mura di una città, era nota anche come Mater turrita.

La Nascita del Mondo

Sfidando il lungo cammino del tempo sono giunte sino a noi storie, miti e leggende sulla nascita dell'universo. Gli antichi greci raccontano che all'inizio esisteva solo lo spazio cosmogonico vuoto e senza fine. Non esistevano le stelle. Non esisteva la terra. Non esisteva alcuna cosa del creato. ERA SOLO IL CAOS, senza forma, al di là del tempo e dello spazio.  

All'improvviso dal Caos apparve Gea, la madre terra, principio di vita e madre degli uomini e della stirpe divina, prima realtà materiale della creazione. Dopo di lei apparvero Eros l'amore;  il Tartaro luogo di punizione delle anime malvagie;  l'Erebo la notte.

GEA GENERO' DA SOLA URANO il cielo (che feconda la terra con una pioggia benefica) con il quale si unì e dalla cui unione nacquero i dodici Titani, sei maschi (Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto, Crono) e sei femmine (Tea, Rea, Temi, Teti, Febe, Mnemosine); i tre Ecatonchiri o Centimani, Briareo, Gia e Cotto mostri con cinquanta teste e cento braccia; i tre Ciclopi Bronte, Sterope ed Arge tutti con un solo occhio in mezzo alla fronte.

GEA GENERO' DA SOLA PONTO il mare con il quale  si unì e dal quale ebbe Taumante che secondo alcuni fu padre delle Arpie; Forco, la personificazione del mare in tempesta; Ceto la personificazione delle insidie che si celano nel mare in tempesta ed Euribia personificazione della violenza tempestosa del mare .

In quel tempo Gea scelse Urano come sposo ed iniziò così il REGNO DI URANO, che assieme a Gea governavano il creato.

Urano, disgustato dall'aspetto mostruoso dei suoi figli, i Giganti, gli Ecatonchiri e i Ciclopi,  e ossessionato dall'idea che potessero privarlo un giorno del dominio dell'universo, li  fece sprofondare al centro della terra.

Gea, triste e irata per la sorte che il suo sposo aveva destinato ai figli, decise di reagire. Costruì, all'insaputa di Urano, una falce con del ferro estratto dalle sue viscere e radunati i suoi figli, chiese a tutti di ribellarsi al padre.

Particolare di Giorgio Vasari, La mutilazione di Urano da parte di Crono (XVI secolo), Palazzo Vecchio, Firenze (Italia)Uno solo, il più giovane osò seguire il consiglio della madre, il titano Crono che armato dalla madre, si nascose nella Terra ed attese l'arrivo del padre. Era infatti abitudine di Urano, discendere la notte dal cielo per abbracciare la sua sposa nell'oscurità. Non appena Urano si presentò, Crono saltò fuori e con una mano immobilizzò il padre mentre con l'altra lo evirava con il falcetto.

 Il sangue che sgorgava copioso dalla ferita fecondò Gea dalla quale nacquero le Erinni divinità infernali; le ninfe Meliadi (ninfe dei Frassini) protettrici delle greggi; i Giganti creature gigantesche dalla forza spaventosa, simbolo della forza bruta e della violenza sconvolgitrice della natura quali i terremoti e gli uragani. Dalla  spuma delle onde creata dai genitali di Urano che cadevano nel mare, si generò Afrodite la dea dell'amore.

Urano, riuscì però a scappare lontano e da allora mai più si avvicinò alla terra, sua sposa.

Il governo della terra, sarebbe toccato al più anziano, Oceano (uno dei Titani), ma Crono, con l'inganno riuscì a impossessarsi del trono e a regnare sul creato.

Iniziò così il REGNO DI CRONO.

La prima cosa che fece Crono fu quella di liberare i suoi fratelli dalla prigionia alla quale il padre li aveva relegati ad eccezione dei Ciclopi e degli Ecatonchiri nei confronti dei quali nutriva seri dubbi sulla loro lealtà nei suoi confronti. Questo fu un grave errore da parte sua, errore che, negli anni a venire, gli sarebbe costato molto caro.

Per continuare l'opera della creazione Crono, scelse come sposta  Rea (una dei Titani), sua sorella.
Nel frattempo, la grande opera della creazione continuava e numerose divinità apparivano:

- le Graie e le Gorgoni;
- Thanatos la morte, Eris la discordia, Nemesi la vendetta, le Moire , il destino (tutti figli di Erebo, la notte);
- Elios il sole, Selene la luna, Eos il mattino (tutti figli del Titano Iperione);
- Iride l'arcobaleno ed altre ancora.

Con Rea, Crono ebbe numerosi figli tra cui tre maschi Poseidone, Ade,  Zeus, e tre femmine, Era, Demetra, Estia.

Sotto il regno di Crono la terra conobbe l'età dell'oro ma la sua tranquillità fu minata da un triste vaticinio: gli fu infatti predetto che il suo regno avrebbe avuto fine per mano di uno dei suoi figli. Terrorizzato, per tentare di ingannare il destino iniziò a divorare i suoi figli non appena nascevano, tenendoli così prigionieri nelle sue viscere.

Rea che consegna a Crono una pietra al posto di ZeusRea, disperata, subito dopo la nascita del suo ultimogenito Zeus, si recò da Crono e anziché presentargli il figlio, gli consegnò un masso avvolto nelle fasce che Crono ingoiò senza sospettare nulla.

Nel frattempo il piccolo Zeus era stato portato in una caverna del monte Ida nell'isola di Creta e affidato alle cure delle ninfe Melissa (o Ida) e Adrastea e secondo alcuni storiografi  fu allattato dalla capra Amaltea mentre secondo Ovidio (Fasti, V, 115 e segg.) Amaltea era il nome della ninfa Amaltea che possedeva una capra che aveva due capretti la quale costituiva l'orgoglio del suo popolo per le superbe corna ricurve all'indietro e per le mammelle ricche di latte, degne di allattare il grande Zeus.
 Un giorno la capra si spezzò un corno urtando contro un albero perdendo metà della sua bellezza. Il corno fu raccolto da Amaltea che lo ricolmò di frutta ed erbe e lo donò a Zeus (1). Anche l'ape Panacride nutriva Zeus dandogli il miele ed un'aquila gli portava ogni giorno il nettare dell'immortalità. I suoi pianti erano coperti dai Cureti che battevano il ferro per impedire ad alcuno di sentire i suoi vagiti.

Zeus quando fu grande a sufficiente salì in cielo e con l'inganno fece bere a Crono una speciale bevande preparata da Metis che gli fece vomitare i figli che aveva divorato e dopo ciò dichiarò guerra al padre.

Ebbe così inizio una lunga guerra che durò dieci anni che vide da una parte Crono, al cui fianco si schierarono i Titani e dall'altra Zeus, al cui fianco c'erano tutti i suoi fratelli.

Entrambe le parti si battevano senza esclusione di colpi. La terra era devastata dai Titani che con la loro forza cambiavano i contorni della terra, distruggendo montagne scagliandole nell'Olimpo, il monte più alto della Grecia, dove Zeus ed i suoi fratelli avevano stabilito il proprio regno.

Ciclopi che lavorano nella fucina di Efesto - Rilievo antico La guerra sarebbe andata avanti ancora per parecchio tempo se Gea non fosse intervenuta per consigliare a Zeus di liberare i Ciclopi e stringere un'alleanza con loro. I Ciclopi, per ripagare Zeus di avergli reso la libertà fabbricarono per lui le armi che sarebbero entrate nella leggenda e con le quali avrebbe retto il suo regno dalla cima dell'Olimpo: le folgori.

Zeus liberò anche gli Ecatonchiri, che con le loro cento braccia iniziarono a scagliare una quantità infinita di massi contro gli alleati di Crono che assieme alle folgori scagliate da Zeus, decretarono la vittoria finale.
 Sulla sorte che Zeus fece fare al padre Crono ci sono diverse ipotesi. Secondo alcuni gli fu concesso di regnare nelle isole dei Beati, ai confini del mondo. Secondi altri, fu condotto a Tule e sprofondato in un magico sonno secondo altri ancora fu incatenato nelle più profonde viscere della terra.

Certa è invece la sorte che fu destinata ai Titani: furono incatenati nel Tartaro, e la loro custodia fu affidata agli Ecantonchiri.

Racconta Luciano nei Saturnali in un singolare dialogo tra Crono detronizzato e vecchio ed un suo sacerdote: " (…) Crono: Ti dirò. In prima essendo vecchio e perduto di podagra (e questo ha fatto creder al volgo che io ero incatenato) io non potevo bastare a contenere la gran malvagità che c'è ora: quel dover sempre correre su e giù, a brandire il fulmine, e folgorare gli spergiuri, i sacrileghi, i violenti, era una fatica grande e da giovane; onde con tutto il mio piacere la lasciai a Zeus. Ed ancora mi parve bene di dividere il mio regno tra i miei figlioli , ed io godermela zitto e quieto , senza aver rotto il capo da quelli che pregano e che spesso dimandano cose contrarie, senza dover mandare i tuoni, i lampi e talora i rovesci di grandine. E così da vecchio meno una vita tranquilla , fo buona cera, bevo del nettare più schietto, e mo un po' di conversazioncella con Giapeto e con altri dell'età mia; ed egli si ha il regno e le mille faccende. (…)"

Terminava così il regno di Crono, secondo sovrano della divina famiglia e aveva inizio quella di Zeus, terzo sovrano e suo figlio.

Testa di Zeus detta di Otricoli, copia di originale greco (IV secolo a.C.), Musei Vaticani, Roma (Italia)Il Regno di Zeus

Zeus, dopo la sconfitta del padre Crono ed avere precipitato gli alleati del padre, i Titani, nel Tartaro, regnava sereno sulla stirpe divina e sugli uomini.

Scriveva Omero (Iliade, VIII, 3 e sgg.)

"Su l'alto Olimpo il folgorante Giove
Tenea consiglio. Ei parla e riverenti
stansi gli Eterni ad ascoltar: M'udite
Tutti ed abbiate il mio voler palese;
E nessuno di voi, nè Dio nè Diva,
Di frangere s'ardisca il mio decreto;
Ma tutti insieme il secondate ...
... degli Dei son io
Il più possente ... "

In realtà però, una nuova minaccia si affacciava all'orizzonte che avrebbe portato Zeus ad intraprende un'ennesima lotta contro un temibile nemico: Tifone.
 Zeus contro Tifone

Gea che non sopportava l'idea che i suoi figli, i Titani, fossero stati imprigionati nel Tartaro da Zeus, si recò in Cilicia, da suo figlio Tifone (o Tifeo) padre di tutti i venti funesti e dei mostri più terribili(2) che aveva generato dopo essersi unita al Tartaro, al quale chiese aiuto per muovere guerra contro Zeus.

Tifone, la cui statura non aveva eguali sulla terra in quanto non c'era monte che lo eguagliava in altezza e con le sue cento teste che sputavano fuoco e reso ancora più orribile dall'ira che lo animava, salì sull'Olimpo per battersi contro gli dei. La sorpresa e lo spavento fu tale che gli stessi dei, dopo essersi trasformati in animali (Apollo in corvo, Artemide in gatta, Afrodite in pesce, Ermes in cigno, ecc.), scapparono nel lontano Egitto lasciando da solo Zeus ad affrontarlo.

Il combattimento fu lungo. Zeus dapprima iniziò a scagliare le sue folgori, poi, mano mano che Tifone si avvicinava, lo colpì ripetutamente con la falce. Il mostro sembrava vinto ma quando Zeus si avvicinò per scagliare il colpo mortale, fu afferrato dalle gambe di Tifone ed immobilizzato. Tifone fu rapido a strappargli la falce con la quale gli recise i tendini delle mani e dei piedi.

Zeus era vinto.

Tifone decise quindi di nascondere Zeus in Cilicia, rinchiudendolo in una grotta chiamata Korykos (il "Korykos antron", che vuol dire "sacco di pelle") mentre i suoi tendini, deposti in una sacca di pelle d'orso, li affidò alla custodia della dragonessa Delfine, metà fanciulla e metà serpente.

 Il suo destino sarebbe stato segnato se Ermes, figlio di Zeus, ripresosi dallo spavento decise di reagire. Rubò la Immagine etnasacca a Delfine e trovata la grotta dove era stato imprigionato il padre, lo liberò e lo curò rendendolo nuovamente forte e potente.

Zeus, iniziò allora una nuova aspra e dura lotta contro Tifone, che riuscì a sconfiggere scagliandogli addosso l'isola di Sicilia (secondo altri l'isola di Ischia) e ad imprigionarlo sotto il monte Etna, dove ancora giace. Narra la leggenda che le eruzioni del vulcano altro non sarebbero che le fiamme scagliate da Tifone per la rabbia di essere stato vinto.

Narra Ovidio nella Metamorfosi (V. 346-358): "(...) la vasta isola della Trinacria si accumula su membra gigantesche, e preme, schiacciando con la sua mole Tifeo, che osò sperare una dimora celeste. Spesse, invero, egli si sforza e lotta per rialzarsi, ma la sua mano destra è tenuta ferma dall'Ausonio Peloro, la sinistra da te, o Pachino; i piedi sono schiacciati dal (Capo) Lilibeo, l'Etna gli grava sul capo. Giacendo qui sotto, il feroce Tifeo getta rena dalla bocca e vomita fiamme. Spesso si affatica per scuotersi di dosso il peso della terra, e per rovesciare con il suo corpo le città e le grandi montagne. Perciò trema la terra, e lo stesso re del mondo del silenzio teme che il suolo si apra e si squarci con larghe voragini."

Dopo questa ennesima lotta sostenuta da Zeus, seguì un nuovo periodo di tranquillità. Gli dei fecero ritorno all'Olimpo dove Zeus aveva stabilito la loro dimora.

Ma una nuova minaccia si profilava all'orizzonte perchè Gea continuava a tramare contro Zeus.

Zeus contro i Giganti

Scena della Gigantomachia, vaso attico a figure rosse, Istituto Archeologico germanico, Roma (Italia)Gea, si era recata infatti a Pallade, dove avevano dimora i Giganti, suoi figli generati con Urano. Ad essi chiese aiuto per muovere guerra contro Zeus. I Giganti, accosentendo alla richiesta della madre, forti anche della profezia secondo la quale nessun immortale sarebbe stato in grado di batterli, guidati da Porfirione, il più forte tra loro e da Alcioneo, si recarono nell'Olimpo e iniziarono quella che gli storici chiamarono GIGANTOMACHIA.

La profezia della loro invincibilità nei confronti degli immortali era nota anche a Zeus, pertanto lo stesso decise di far partecipare alla lotta, oltre a tutti gli dei, anche il mortale Eracle (noto anche come Ercole), suo figlio, generato assieme ad Alcmena .

Racconta Apollodoro (Biblioteca, I, 6): "Questi (Eracle) scagliò un dardo contro Alcioneo, ma il gigante non potendo morire nella terra dove era nato, fu da Atena tratto fuori di Pallade, e solo così potè essere ucciso. Porfirione mosse contro Eracle ed Era, ma Zeus lo fulminò ed Eracle lo uccise colpendolo con una saetta. Apollo colpì Efialte con una freccia all'occhio sinistro; Dionisio uccise col tirso Eurito; Ecate colpì con le fiaccole Clitio, mentre Efesto rovesciò su di lui masse metalliche incandescenti; Atena fece precipitare la Sicilia su Encelado che fuggiva; Poseidone scagliò su Polibote, che era riuscito a sfuggire a Coo, la parte dell'isola detta Nisiro, dopo averla spezzata con il tridente; Ermete, con l'elmo di Ade, uccise Ippolito; Artemide trafisse Grazione; le Moire uccisero Agrio e Toone; Zeus fulminò gli altri, ed Eracle colpì tutti con le frecce."

I Giganti, illustrazione di Gustave Doré (1832 -1883)Alla fine i terribili Giganti furono vinti e gli antichi per spiegare la causa dei terremoti, immaginavano i Giganti sprofondati nelle viscere della terra, schiacciati da montagne e isole ed i loro tentativi di liberarsi sarebbero la causa dei terremoti.

Zeus, signore degli dei e dell'Universo, riprese così a regnare dall'alto dell'Olimpo, come ci narrano le leggende tramandate dai nostri antichi.

Note:
(1)  Zeus una volta diventato il re degli dei, pose Amaltea fra le costellazioni e rese fecondo il corno che ancor oggi porta il suo nome, cornucopia (dal latino "cornu=corno" e "copia = abbondanza").
(2) I figli di Tifone furono La Sfinge, Orto, Leone, Nemeo, Cerbero, l'Idra di Lerna e Chimera.

 

 

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